Sentivo tutto: le tensioni, le emozioni non dette, le aspettative implicite. E come spesso accade a chi sente molto, ho imparato presto a non mostrarlo. A funzionare. A reggere. Da fuori, era una storia di successo. Da dentro, era una storia di resistenza.
Così ho imparato che quando ti allontani dalla tua essenza spesso le cose diventano faticose come pedalare in bici in salita e dopo anni di resistenza ho iniziato a chiedermi cosa desiderassi davvero nella mia vita.
Avevo abbandonato gli studi universitari da diversi anni, ma da poco più che maggiorenne sapevo che “da grande” avrei voluto essere una psicologa. Così ho ripreso in mani i libri e ho completato la Laurea Triennale in Psicologia. Pochi mesi dopo mi sono iscritta a un Master biennale in Neuropsicosomatica Clinica che prevedeva un percorso di crescita personale che mi ha permesso di riscoprirmi in profondità attraverso le pratiche proposte e di rivivere, comprendere e risolvere vecchi traumi e momenti difficili della mia vita, non solo attraverso una rielaborazione mentale ma anche e soprattutto attraverso una diretta esperienza corporea ed emotiva.
Sono riuscita così a reintegrare le esperienze della mia vita più spiacevoli e dolorose trasformandole nelle mie risorse più valide. Perché è attraverso queste ferite che oggi posso incontrare l’altr* in modo autentico, non perché le capisco mentalmente ma perché le ho vissute internamente. Credo che chi è stato in contatto e ha superato i propri dolori profondi è più capace di offrire una parallela potenzialità di empatia e di risoluzione dei traumi dell’altro.
Ritornare a sentire dopo tanti anni in cui avevo cercato in tutti i modi di “anestetizzarmi” mi ha permesso di recuperare il contatto con le emozioni positive come la passione e l’entusiasmo e questo mi ha aiutato a mettere a fuoco e realizzare il sogno abbandonato da tempo di imparare metodi e strumenti per aiutare gli altri. Per la prima volta ho avuto fiducia nel fatto che se mi fossi conosciuta meglio e ascoltata di più, la strada giusta sarebbe emersa. Ho smesso di pensare a cosa potessi fare “nonostante” la mia sensibilità e ho iniziato ad accogliere quello che potevo essere “grazie” a ciò che mi rende imperfetta e vulnerabile.
La Laurea in Psicologia e l’Abilitazione come psicologa sono stati il coronamento di questo percorso di riscoperta di me e della mia missione di vita nella quale credo dal profondo del mio cuore.
Recentemente ho frequentato un corso sull’alta sensibilità e quando ho scoperto di essere una Persona Altamente Sensibile, qualcosa si è ricomposto. Non perché avessi finalmente una ‘definizione’, ma perché per la prima volta ho smesso di interpretarmi come sbagliata. L’alta sensibilità non è fragilità.
È un tratto innato, con basi neurobiologiche, che riguarda il modo in cui il sistema nervoso elabora le informazioni: più in profondità, più intensamente. Riguarda circa il 30% della popolazione. Io avevo passato gran parte della mia vita a cercare di attenuare quel funzionamento. A contenerlo. A normalizzarlo. Riconoscerlo, invece, è stato come tornare a casa. E ho scoperto che la sensibilità, quando è riconosciuta e regolata, non è un peso da gestire, ma una forma di intelligenza. Forse una delle più necessarie oggi.